Miracoli di guarigione: San Rocco

di Beatrice Mero, contributor per la rubrica "Tradizioni e Patrimonio"


Moltissimi luoghi, opere e feste popolari italiane furono, a partire dal Medioevo, e sono tutt’oggi, dedicate a San Rocco da Montpellier (Montpellier 1345/50-Voghera 1376/79), protettore degli appestati, degli emarginati, dei dottori e delle attività di volontariato.

La popolarità del santo francese nel nostro paese, infatti, sembrerebbe derivare, in primo luogo, dal fatto che lo stesso avrebbe vissuto, secondo quanto tramandato, in Italia i suoi ultimi anni, dove era giunto come pellegrino. Rimasto orfano di una famiglia molto facoltosa, aveva donato ai poveri il proprio patrimonio ed indossato le vesti del viandante, alla volta del Belpaese.

Fu proprio nei nostri territori che San Rocco, incontrando una realtà afflitta dalla peste, avrebbe compiuto diversi miracoli di guarigione in varie città (tra le quali: Roma, Rimini, Piacenza), fino alla sua morte, avvenuta a Voghera.

Canonizzato nel 1414, divenne uno dei santi più venerati e rappresentati dall’arte sacra. Risultano, infatti, intitolate a S. Rocco le festività patronali di circa tremila Comuni italiani, ognuna con le proprie peculiari usanze.

Come è noto, importantissime e celebri testimonianze del culto del protettore delle epidemie, sono presenti anche a Venezia, per le cui calli oggi possiamo continuare a camminare con la fantasia.

Nel sestiere di San Polo, alle spalle della Basilica dei Frari, inserito spesso in uno dei classici percorsi di visita alla città, troviamo proprio Campo San Rocco.

Tale campo custodisce come uno scrigno, due importanti strutture architettoniche intitolate al santo: la chiesa di San Rocco e la Scuola Grande di San Rocco.

La prima fu fatta costruire dall’omonima e potente Confraternita (istituita nel 1478 da laici, per il compimento di opere di bene) e consacrata nel 1508. Insieme ad innumerevoli opere e contributi artistici di primo piano, al suo interno sono custodite le reliquie del santo, seppur di controversa autenticità.

La Scuola Grande, invece, la quale costruzione iniziò nel 1517 per dare una nuova sede alla Confraternita (in sostituzione della Scoletta sempre visitabile nelle vicinanze) e terminata almeno cinquant’anni dopo, contiene una ricchissima e inestimabile produzione del Tintoretto (Venezia 1518- Venezia 1594), che ne decorò completamente gli interni, contribuendo significativamente a rendere il luogo un capolavoro di fama mondiale.

L’artista ottenne tale incarico dopo aver presentato alla committenza, che stava valutando vari artisti, un dipinto raffigurante proprio il protettore degli appestati, “San Rocco in Gloria” (1564-Scuola Grande di San Rocco, Venezia).

È senza dubbio affascinante il mistero che caratterizza la biografia del santo-taumatologo, rispetto alla quale si sono spesi illustri studiosi di tutti i tempi (sostenendo talvolta tesi differenti). La personalità attribuita a San Rocco si pone, secondo le ricostruzioni, in continuità con quella di S. Francesco d’Assisi, vissuto un secolo prima e al quale egli sarebbe stato molto devoto per il messaggio di carità ed attenzione agli ultimi.

Nel mezzo della pandemia globale che ci sta colpendo, a prescindere dalla soggettiva valenza religiosa o semplicemente leggendaria, la figura di San Rocco risulta più che mai attuale per i valori di cui la tradizione di tale venerazione è foriera, primo fra tutti quello della solidarietà.



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