Miracoli di guarigione

Updated: Apr 5

La situazione in cui ci troviamo, dominata da un'epidemia, muove le corde di memorie collettive lontane che appartengono al nostro passato e al nostro DNA. Si fanno spesso, in questi giorni, rimandi alla peste manzoniana. Il senso di impotenza di fronte al contagio e la presenza costante della morte nella quotidianità, allora come oggi, ci fanno aprire gli occhi alla realtà. Tuttavia tutte le pestilenze, anche le peggiori, dopo un po' di tempo, si arrestavano. Spesso queste "fini" venivano associate a interventi miracolosi divini come spiegazione concreta delle guarigioni che si associavano poi a una rinascita, a un'evoluzione.

A Milano in corso Italia 39 si trova il Santuario di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, un luogo sacro ricco di capolavori d'arte, di storie e leggende.

Le fonti raccontano che in quest'area avvennero in tempi diversi due miracoli di guarigione. Il primo avvenne il 30 dicembre 1485, prima della costruzione del Santuario. Si narra che la Madonna con in braccio il bambino, rappresentata nell'affresco del IV secolo d.C. che si trova oggi a sinistra dell'altare maggiore, durante una funzione in pieno periodo di peste, spostò il velo che, come usanza, la nascondeva e guardò gli astanti. Un testimone scrisse "(...) vidit faciem Beatae Mariae Virginis in forma imaginis vivae (...) a stantes clamantes misericordia cum lacrymis maximis (...)" (dal documento trascritto in RIEGEL N.,1998).

A seguito di questo avvenimento miracoloso la peste cessò. La devozione popolare verso questa immagine della Madonna crebbe al punto che nel 1493 furono avviati i lavori di costruzione del Santuario con il coinvolgimento dei migliori architetti e artisti di territorio lombardo dell'epoca. Il progetto fu affidato a Gian Giacomo Quadri detto il Dolcebuono (1445-1510).

Questo miracolo non fu l'unico infatti le fonti tramandano che nel 1620 la Madonna tra i Santi Nazzaro e Celso dell'affresco del XIV secolo attribuito alla scuola di Michelino da Besozzo, che si trova oggi nella seconda cappella di sinistra verso l'ingresso, sempre in un periodo di peste, iniziò a lacrimare e dopo un po' l'epidemia nuovamente cessò.

Infine nella 17a cappella sul lato destro è conservato il Crocefisso di San Carlo, opera in legno di grande valore storico e devozionale, che San Carlo Borromeo portò al Santuario in una teatrale processione di penitenza (nell'estate del 1576). Tornando ai Promessi Sposi, il nipote di San Carlo, Federico Borromeo, durante la peste seicentesca narrata dal Manzoni, portò nuovamente in processione la croce.

Un luogo dunque che storicamente si lega a 2 episodi miracolosi e a numerose pestilenze in cui la fede, nel suo processo di perdita dell'io e di resa, ha svolto un ruolo fondamentale nella guarigione del corpo e dell'anima.

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