3 domande ad Angela Madesani e a Roberto Rizzo

Angela Madesani, curatrice

Roberto Rizzo, artista


L'ultima mostra che si è svolta alla Basilica di San Celso, nello scorso febbraio, è stata la personale DE POSIZIONE di Roberto Rizzo a cura di Angela Madesani. Facciamo a loro 3 domande per riflettere sul passato, sul presente e sul futuro.


PAST

1. Come e quando è nata la vostra collaborazione? Come è stata l'esperienza della mostra a San Celso?


ANGELA: Conosco Roberto da quando eravamo ragazzi. Da circa vent'anni, inoltre, collaboriamo attivamente. La basilica mi pareva uno spazio perfetto per il suo lavoro, così ho deciso di proporlo al comitato. Comitato che ha accettato la mia proposta. Rizzo ha gestito lo spazio sacro in maniera intelligente dando vita a una mostra di qualità, perfettamente in linea con la politica espositiva della Basilica, per la quale è fondamentale il rispetto del luogo. Arte di qualità in un ambito, di notevole importanza storica, la cui destinazione finale è imprescindibile.

ROBERTO: Conosco Angela da tanti anni, da quando eravamo molto giovani e avevamo alcuni amici in comune. Ci siamo ritrovati, con grande piacere personale e professionale, alcuni anni dopo quando ambedue avevamo ormai definito i nostri percorsi e interessi. Con Angela ho realizzato molti tra i progetti artistici ai quali tengo di più.

Quando ho terminato di realizzare la mia “De posizione”, dopo un lungo lavoro, si è improvvisamente aperta la possibilità di esporla nella basilica di San Celso, grazie al sostegno di Angela e Elisabetta. Il tema della “Deposizione dalla croce” è al centro della mia ricerca da tanti anni, non potevo desiderare uno spazio migliore come punto di arrivo. Tra le mostre che ho fatto, è stata quella che mi ha coinvolto di più per molte ragioni.

PRESENT

2. Come state vivendo il presente? Cosa fate per stare bene in questi giorni? 


ANGELA: Sono in un luogo lontano dalla città: Lavoro, studio, leggo, guardo film. Cerco di guardare dentro di me. E, con grande sforzo, tento di fare progetti per il futuro.


ROBERTO: Sono a Milano, più precisamente a Lambrate. Lavoro in studio, che per fortuna

è a casa, e lavoro a distanza con gli studenti. Leggo, ogni tanto guardo fuori dalla finestra e vedo una città di fantasmi. In questi giorni sono un po' preoccupato, non riuscirei neanche a vedere una partita dell'Inter se ancora ci fosse.

FUTURE

3. Cosa immaginate o desiderate per il futuro nell’ambito dell’arte?


ANGELA: Desidererei un mondo meno superficiale più attento alla sostanza dei fenomeni. Un mondo in cui si abbia più tempo per soffermarsi a guardare, a pensare, a dare un senso alle cose. 

ROBERTO: Mi illudo che, quando sarà finito questo incubo, il mondo sia migliore, mondo dell'arte compreso. Che ci sia più profondità, sensibilità e attenzione per le cose importanti. Chissà se sarà così.


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