3 domande a Roberto Pini

a cura di Bruna Bennardo

Roberto Pini, storico dell'arte


PAST

1. Di cosa ti occupi? Sono uno storico dell’arte, collaboro ormai da qualche anno con il Museo del Novecento di Milano, dove mi occupo per lo più della catalogazione digitale delle opere (specialmente quelle non esposte al pubblico), ma ho anche avuto l’occasione di collaborare alla curatela di alcune mostre come quella dedicata al Ritratto nel Novecento, realizzata al Museo Pepoli di Trapani, in collaborazione con il Museo di Palazzo Abatellis di Palermo. Recentemente ho affiancato al lavoro con il Museo del Novecento, una nuova collaborazione con Electa editore, dove mi occupo di comunicazione digitale e social media. Inoltre più sporadicamente tengo alcune visite in lingua spagnola per la Veneranda Fabbrica del Duomo.


PRESENT 2. Come stai vivendo il presente? In questi giorni di quarantena fortunatamente sto proseguendo in smart-working la mia collaborazione con Electa, in attesa di sapere se potrà ricominciare anche il lavoro con il Museo del Novecento, nel frattempo sto portando avanti alcune ricerche che avevo iniziato tempo fa e che avevo dovuto interrompere per gli impegni. Il resto del tempo invece lo dedico alla lettura e alla scoperta di nuovi film e serie TV.


FUTURE 3. Cosa speri per il futuro nel tuo settore e quali idee vorresti mettere in atto? È davvero difficile in questi giorni, nel bel mezzo della crisi sanitaria che stiamo vivendo, anche solo pensare al futuro del settore dei Beni Culturali, mostre e musei quando riapriranno dovranno scontrarsi con una realtà completamente differente, (senza accennare alle difficoltà economiche che si prospettano) senza turisti, con ingressi contingentati, con la popolazione più anziana costretta ancora a casa e con una paura diffusa che impiegherà del tempo ad abbandonarci. Senza ingenti aiuti statali all’intero settore (dai teatri ai musei, dalle librerie ai produttori di mostre, passando ai singoli attori, cantanti, guide turistiche e molti altri protagonisti di questo mondo) credo che sarà veramente difficile riuscire a ripartire. C’è da sperare questa grave crisi sia un’occasione per il mondo dei Beni Culturali di reinventarsi; che sia l’occasione per creare nuovi percorsi che possano (nel corso dei prossimi anni) distribuire il turismo su nuovi percorsi diffusi su tutto il territorio e non solo nelle solite città d’arte.

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