3 domande a Emanuele Magri

a cura di Bruna Bennardo

Emanuele Magri, artista e giornalista


PAST

1. Da cosa nasce la tua riflessione artistica?

Giusto per riferirci al presente, da anni mi sono occupato, esprimendomi in maniera metaforica, con la mia opera Distopicus Garden, dei guai derivanti dalla ricerca scientifica immaginando degli ingegneri genetici che creano mostri. D'altra parte, con Le 100 Bandierine e con gli Oracoli Corporali sono sempre stato attratto dal nesso parola-immagine in tutte le sue forme. Come riflessione sulle conseguenze sociali, i condizionamenti psicologici, le dinamiche interpersonali che si sprigionano in quel contrasto-accordo, armonia-distopia. Un'operazione inversa di rappresentazione di un ideale di armonia sono state le opere Amalgmi e Fontane.

PRESENT

2. Come stai vivendo il presente?

Recluso come tutti. Ma ho un sacco da fare: sto lavorando su una tela che ha a che fare con cellule, vibrioni, col colare emanare diffondersi, su un articolo sulle biennali rimandate, su un libro d’artista. Sistemo la libreria e ritrovo cose da leggere. Partecipo con Skype a lezioni di Yoga, sento gli amici, vedo i loro messaggi e le foto e video che mi mandano e che, a mia volta, inoltro. Do un’occhiata al giornale, al telegiornale, mi faccio da mangiare e alla sera mi guardo un film....


FUTURE

3. Quali saranno a tuo avviso le principali sfide che il sistema dell’arte dovrà affrontare al termine di questa emergenza?

Io sono pessimista in genere. Di Economia non me ne intendo e quindi non so se ci sarà una crisi economica pazzesca e torneremo a gradi di povertà indicibili con relativa esplosione di regimi totalitari già adesso in atto o in formazione, o con un dopoguerra di grande ripresa economica fino al boom degli anni 60. Nel primo caso l’arte avrà ben poco spazio e potrà solo piangersi addosso o combattere a difesa delle libertà conquistate! Ci saranno pochi soldi per le istituzioni pubbliche e bisognerà sperare nei privati rimasti ricchi.

Ma speriamo che invece vada tutto bene e vedremo tutti i lavori che noi artisti siamo stati costretti dalla quarantena a fare con ancor più dedizione di prima, con più riflessione, concentrazione, puntigliosità! E torneremo a vedere inaugurazioni di mostre bellissime, di Biennali ricchissime, di fiere d’arte ancor più improntate alla ricerca piuttosto che al becero vendibile! Che il buon Dio dell’Arte ci aiuti!!!!



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