3 domande a Claudio Beorchia

a cura di Bruna Bennardo

Claudio Beorchia, artista


PAST

1. Da cosa nasce la tua riflessione artistica?

Sono un artista affascinato dalla complessità della realtà che mi sta attorno, con tutte le sue sfaccettature e le sue contraddizioni. Attraverso i miei lavori cerco di mostrarla e rappresentarla in maniera nuova, rivelatoria e poetica. Tutto nasce dall’intuizione e dall’attuazione di cambi di punto di vista su elementi del quotidiano — dispositivi, cliché, elementi del paesaggio e dello spazio urbano — in cui intravedo la possibilità di una generazione di senso. Non ho una predilezione per modalità, linguaggi espressivi o materiali; sono l’idea e il contesto in cui sto operando ad indirizzarmi, di volta in volta, in queste scelte. I progetti conclusi più recenti sono focalizzati su paesaggio e fotografia, trattati attraverso pratiche relazionali e partecipative. Attualmente, a grandi linee, sono impegnato invece a ragionare su quella complessa, inafferrabile, dinamica cosa che è il linguaggio.


PRESENT

2. Come stai vivendo il presente?

Sto vivendo una situazione particolare; da gennaio mi trovo in Olanda per una residenza artistica. Sarei dovuto ritornare in Italia verso la fine di marzo ma, con i voli fermi, mi trovo di fatto bloccato qua. Anche in Olanda la situazione è piuttosto grave, ma non c’è una quarantena stretta: possiamo uscire con le dovute precauzioni, bazzicare i pochi negozi ancora aperti, fare un giro in bici e passeggiare nei parchi. In questo senso posso ritenermi fortunato di essermi trovato qui in questo periodo. Cerco di informarmi e di capire quello che succede nel nostro paese, ma si tratta evidentemente di una comprensione mediata, sfocata, differita.

Ciò non toglie che anche in questo strano soggiorno olandese si percepisca quanto oggi il mondo sia chiuso, bloccato, confinato. E per me, che sono abituato a guardare e stare fuori per riflettere e lavorare, fare vita da studio è singolare, ti induce ad un adattamento.


FUTURE

3. Quali saranno a tuo avviso le principali sfide che il sistema dell’arte dovrà affrontare al termine di questa emergenza?

Certo, è difficile non pensare a come si ripercuoterà un’emergenza del genere nel sistema dell’arte. D’altra parte questa crisi tocca direttamente anche me: molti dei progetti già in cantiere o programmati per i prossimi mesi sono saltati, sospesi o rinviati. Per gli artisti e gli operatori del settore, come d’altra parte per moltissimi altri comparti, c’è un’oggettiva incertezza lavorativa che si vorrebbe al più presto superare.

Ammetto però di avere, in profondità, un’inossidabile fiducia: l’uomo fa arte da prima che esistessero musei, gallerie, fiere o riviste specializzate; prima che ci fossero curatori, critici, collezionisti e persino gli artisti. L’arte non esiste perché c’è un sistema; è il sistema che si è strutturato attorno a questa innata attività umana che chiamiamo arte. Ci saranno stravolgimenti e mutamenti radicali, ma anche idee innovative e iniziative brillanti. L’uomo è una specie naturalmente artistica, una via emergerà.



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